Leggo con stupore il titolo del tuo articolo, Gigi, perché il fatto mi risulta sconosciuto. Mano a mano che proseguo sobbalza il cuore e divoro le parole immaginandomi le scene ancora prima di giungere alla conclusione. Inodore, incolore l'ossido di carbonio è un assassino fantasma.
Mi fermo un attimo e dico una preghiera per tutti loro 17 e per i loro genitori.
Ti sono grata per aver portato alla luce tale fatto. Ne discuterò in casa, lo racconterò a mia figlia e ai miei nipoti affinché abbiano conoscenza della pericolosità di certe azioni.
Avendo vissuto in quel luogo per circa sette anni dovrei essere qui a raccontare che cosa fosse realmente accaduto ed invece, al pari di tanti altri, ho dovuto attendere questo servizio storico per avere una visione completa su quella immensa tragedia.
Entrai negli anni 50 ma erano tempi in cui le informazioni, sia interne che esterne, venivano sistematicamente censurate. Il seminarista viveva praticamente isolato dal resto del mondo e quello che gli giungeva o erano scampoli di notizie rivedute e corrette o qualche ciacola mormorata che sfuggiva alla rete di protezione tessuta intorno a quel ambiente.
Anche quando si scriveva a casa propria le lettere dovevano essere consegnate aperte ed altrettanto succedeva per la posta in arrivo che veniva attentamente visionata.
Di questo evento funesto non si doveva neppure parlarne perchè, probabilmente, si riteneva che avrebbero potuto nuocere alla reputazione di quel luogo. L'unica cosa che seppi era che i decessi erano stati sei/sette e che un seminarista fu trovato morto con una scarpa in mano vicino alla finestra... forse con l'intento di rompere un vetro. Ma anche la collocazione temporale era errata. Si indicavano gli anni trenta mentre invece il fatto risaliva addirittura al 1860.
L'unico ambiente riscaldato era l'aula scolastica ma la legna era talmente razionata (una cassetta per tre giorni) che praticamente si viveva al freddo perenne. Era persino proibito raccogliere qualche ramo secco nei boschi per integrare la misera dotazione. Gli ambienti dove si mangiava e dove si dormiva erano privi di stufa e spesso la temperatura scendeva sotto allo zero. Andare a studiare in seminario era però un passaggio obbligato per chi voleva proseguire negli studi oltre le scuole elementari. Questo Istituto svolgeva anche un importante ruolo sociale perchè suppliva alle carenza della pubblica istruzione.
Drammatico e "Bello" questo squarcio di vita non vissuta all'interno del Seminario bedoniese. Dell'evento funesto ho sempre avuto in famiglia rari brandelli più fantasiosi che reali, perduti in anni remoti, quasi una favola noir. Anni in cui non era possibile raccontare fatti di questo genere nemmeno all'interno delle famiglie: veniva sepolto tutto neanche fossero i tempi della Monaca di Monza.
I giovani seminaristi vennero subito dimenticati? E le loro famiglie? E le cosidette forze dell'ordine insieme alle autorità eccetera?
Una storia che disegna bene gli Istituti Cattolici di un tempo, chiusi entro i loro portoni a imparare latino e greco ma terrorizzati da ogni tipo di possibile scandalo. Sarei curioso di vedere nei vari cimiteri le tombe di questi sciagurati ragazzi per leggerne le diciture. Ma si trattava dell'ottocento, esattamente il 15 novembre, giorno della mia nascita!
In realtà i fatti era risaputi e non certo nascosti dal clero. Infatti nello stesso libro che celebra i cento anni del Seminario si racconta dell'episodio in modo diffuso. Il libro è del 1946 e perciò ormai di circa settanta anni fa. Che la Chiesa abbia avuto i suoi torti non c'è dubbio ma dobbiamo stare attenti a leggere con le lenti di oggi i fatti del passato. In ogni caso il libro che vi mando "scannerizzato" nelle parti citate era piuttosto diffuso in Bedonia e sicuramente di facile consultazione per i seminaristi che avessero voluto approfondire la storia del loro istituto.
* Per il testo del libro citato vedere l'allegato al post (PDF)...
Come in tutte le fasi di vita vissuta ci sono le due facce... ogni ragazzo preferiva il collegio piuttosto che andare con le mucce o falciare il fieno e tagliare la legna... ma anche chiusi fra quattro mura c'era da affilarsi le unghie per poter vivere la realtà e ve lo dice una che ha vissuto gli anni sessanta e pochi settanta che non avevano più a che fare con il 1860, ma credetemi molto duri, uguali per una bambina di 7 anni traslocata in una struttura di quel genere... o che ti fai le unghie o subisci... se la seconda... subisci per tutta la tua vita....
Cri cri
12/02/2014Quando ci sono questi post devo leggerli immediatamente.
Sono sempre affascinata dalle storie del passato, anche se hanno un finale tragico come questo.
Ho guardato le foto almeno 5 volte. Mi sembra di sentire l' odore di vecchio. La prima è quella che preferisco, mi sembra di sentire le voci di tutti questi giovani; penso: il seminario li ha salvati dal duro lavoro e magari dalla fame, ma hanno dovuto pagare, in tanti, un prezzo molto alto, senza tante altre possibilità di scelta.
Saranno stati seri per la foto o saranno stati così punto e basta?
Grazie a Esvaso, come sempre speciale