4 - 17 Gennaio 2014
Da Borgotaro al Bosforo
Ho fatto "due chiacchiere" con il borgotarese Roberto Chilosi, aveva qualcosa di bello da raccontare. E' da poco tornato da Istanbul, reduce da un'altra sua impresa, solo che questa volta non tutto è andato come da copione e ce lo racconta...
“Se attraversi lo stretto verrai arrestato”. Queste poche parole mettono fine al sogno di attraversare lo stretto del Bosforo il giorno di Natale. Come al solito, come era capitato anche in un’altra occasione, in Nepal nel 1997 quando volevo fare il Karnaly alto in solitaria, la burocrazia ostacola i miei obbiettivi sportivi.
Mesi di allenamenti, duri allenamenti, che vanno in fumo in poche parole.
Non bastassero le variabili in questo caso legate al traffico marittimo, alla temperatura dell’acqua, alla corrente fortissima che rende il Bosforo ai miei occhi più un fiume che un lembo di acqua salata, alle migliaia di inaspettate meduse, devo rinunciare per motivi indipendenti dalla mia volontà.
E pensare che amo il nuoto (e la canoa) proprio per la possibilità di conquistarmi l’attimo successivo della mia vita, indipendentemente da tutto e tutti.
Da tutto e tutti, eccetto che dai militari turchi o nepalesi… ma la prospettiva di passare il Natale in un carcere militare ottomano non è allettante e, incazzato come pochi, rinuncio.
Comunque scendo in acqua, nuoto un po’ lungo costa, tanto per farmi passare il nervoso, tanto per dare un senso alla giornata.
Avevo scelto il Bosforo perchè mi sarebbe piaciuto collegare nel giorno di Natale “Asia-Europa” via acqua e l’avevo scelto anche per poter visitare la città che tutti mi dicevano meravigliosa.
Il piano era ambizioso, visto le variabili di cui sopra, ma fattibile.
Il pomeriggio prima, appena arrivato in città, ero andato subito a vedere l’acqua, lo stretto, capire in che cosa avrei nuotato.
La prima impressione era stata pessima: già dal ponte Galata che collega, attraversando il Corno d’Oro, le due parti del centro città, sempre sul lato europeo, avevo notato centinaia di meduse (la medusa quadrifoglio meno urticante delle nostre piccole vespe di mare, comunque fastidiosa) e imbarcazioni, i battelli che collegano la parte europea a quella asiatica, i battelli turistici, i pescherecci, il traffico di navi cargo, mercantili, petroliere che, a senso unico alternato risalgono e scendono dal Bosforo.
Il Bosforo è uno stretto lungo 33 km, largo da 800 mt a 3,5 km, che collega il mare di Marmara al mar Nero, canale acquatico fondamentale dalle riserve petrolifere e cerealicole russe, ucraine, rumene verso il resto del mondo. E’ attraversato da due ponti maestosi, il primo, abbastanza vicino alla città piu’ lungo, il secondo ugualmente maestoso il Faith Sultan Mehmet, 20 km a est della città verso il mar Nero, è il punto che sulla carta ritengo possa andare bene per tentare l’attraversata.
La mattina dopo infatti risaliamo il canale con un battello turistico e però le prime impressioni non sono del tutte positive. Fa abbastanza freddo anche se c’è il sole, la corrente è fortissima, sembra un fiume più che un mare, il traffico incredibile (una nave ogni circa 4 minuti più battelli e barche) e l’acqua gelida, almeno 4 o 5 gradi in meno del nostro mar ligure dove mi sono allenato in questi mesi.
Sono abbastanza teso e altrettanto la mia compagna che mi segue sempre in queste avventure, di solito però meno agitata di quel giorno.
Vorrei attraversare in autosufficienza, senza il supporto di una barca, ma è obbiettivamente troppo pericoloso. I problemi però sorgono subito, appena sbarcati a Kalnika, il villaggio più vicino al ponte. Ci sono pescatori con piccole barche, ma nessuno parla inglese.
Trovo un militare che mi fa da interprete, però mi dò la zappa sui piedi, perché è proprio lui che mi intima di desistere, pena il carcere. “Eccheppalle!”. Se fossi partito a nuoto, senza dire nulla, non ci sarebbero stati problemi, a parte il ricongiungimento con la mia signora, ma oramai è tardi.
Provo pure a “corromperlo”, da buon italiano, ma no, niente da fare.
Dopo la nuotata comunque ci consoliamo abbuffandoci dell’ottimo yogurt caratteristico di questo villaggio e tè caldo, poi rientriamo in città.
Istanbul è stupenda, una meraviglia per gli occhi e per i sensi anche per chi, come me, odia la confusione, il traffico, la gente. Ci sono mille moschee, basiliche, chiese, mercati delle spezie, delle pietre dei tappeti, di vestiti in pelle, ori, argenti e qualsiasi cianfrusaglia possibile ed immaginabile. Le donne hanno quasi tutte il velo, solo poche però col burka, ma l’atmosfera è molto rilassata, in una settimana di permanenza non avvertiremo mai nessun tipo di ostilità o tensione.
Alloggiamo in un albergo nel quartiere caratteristico di Sultanahmet, vicino al mare e alla zona delle moschee più importanti e la mattina corro sempre sul lungo mare.
Istanbul è enorme, molto oltre quello che immaginavo. Forse, dopo Nuova Delhi, è la città più grande che abbia mai visitato. Il mangiare è buono, a parte i kebab, c’è ogni tipo di cucina e, a chi piace, si mangia anche molto bene il pesce.
Ci sono i carretti che vendono il tè, le castagne arrostite, le pannocchie, i caratteristici panini con sgombro alla griglia e spezie, pasticcerie ovunque.
I prezzi, a meno che non si voglia andare nei ristoranti del quartiere Beyoglu o Galatassaray, hanno prezzi ridicoli relativamente ai nostri in Italia.
Il tempo è scandito dal richiamo dei Muezzin che chiamano i fedeli per cinque volte al giorno a partire dalle 6.15 del mattino: in quel momento tutto pare fermarsi, ma dura poco, ed è solo un’illusione, perché’ comunque lo spettacolo multicolore e multiforme della città non ha fine.
Ma non solo della città si vive: dopo un paio di giorni decidiamo comunque di andare a fare un giro sul mar Nero a Kylios.
Il viaggio è turco. Il traffico per uscire ed entrare dalla città è allucinante e per fare 40 km impieghiamo tre ore. Il mar Nero è gelido quanto il Bosforo, la spiaggia è molto “paese dell’est”, con sporcizia e rovine degli stabilimenti balneari a contornare un paesaggio comunque dominato dalle decine di navi alla fonda, in attesa di scendere il Bosforo.
Un po’ meno meduse, ma anche qui è un inferno. Direi che non sono animali a rischio di estinzione.
Durante lo scomodo rientro in città, grazie all’imperizia dell’autista, tamponiamo pure una grossa Mercedes.
La Turchia è un’economia in forte espansione, non a caso la ceramica ex Edilcuoghi di Borgotrao è stata rilevata proprio dai turchi e ci sono concessionari di Lamborghini, Ferrari, Maserati, Mercedes, BMW ed è frequente vederle per le strade.
In città meritano assolutamente una visita la Moschea Blu, Agha Sophia, il palazzo Topkapy, il ponte Galata dove centinaia di pescatori calano le loro lenze dall’alto, il Gran Bazaar e il mercato delle spezie e del pesce, veri spettacoli multicolori. Nei dintorni merita sicuramente una visita il lato asiatico e anche le isole dei Principi, raggiungibili in poco più di un’ ora di battello.
A parte le corse mattutine sul lungo mare, il lato sportivo del viaggio e’ terminato, ho un po’ l’amaro in bocca, ma non importa, mi rifarò. Ho mille obiettivi, mille posti che devo ancora visitare, e’ solo una questione di tempo a disposizione.
Ora ho in mente il lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo (3812mt/slm) sempre da attraversare a nuoto nel lato boliviano (cosa che ho già fatto in canoa nel 2002).
Penso al senso delle cose che faccio, che non ne ha in termini assoluti, ma ne ha molto per me.
Sono sempre alla ricerca del possibile che poi per me diventa anche necessario, sempre alla ricerca del mio limite fisico e mentale. Ma vivo bene anche i fallimenti come in questo caso, perché’ non sono mai troppo teso alla ricerca del risultato a tutti i costi.
Nell’etica dell’alpinismo uno scalatore non può dire di aver raggiunto la cima di una montagna se abbandona cinque metri sotto la vetta. Ma cosa sono cinque metri a livello di esperienza personale vissuta? Sono chilometri per chi giudica. Sono kilometri per chi giudica dall’esterno, ma a livello personale non cambia nulla. La vetta, un fiume, uno stretto, sono solo mete nominali, quello che conta è la propria vita e come si vive.
Francesca T.
17/01/2014Non entro nel merito dell'impresa che, anche se non portata a termine come ci si aspettava, sempre impresa rimane.
Spendo solo due parole per farti i complimenti Roby ( ancora una volta perché di tuoi racconti ne ho letti parecchi ) per come sai raccontarci in modo sempre così preciso il tuo viaggio. Ma non è solo precisione, è passione, emozione con tutti i colori, i sapori e i profumi . E il quadro che ogni volta ne esce fuori, leggendo, è sempre così preciso, c'è tutto dentro, non manca nulla.
Stasera sono stata ad Istanbul anch'io.
Dovresti scrivere un libro, te l'ho già detto e so che lo farai, ma so che c'è tempo e soprattutto ancora tante pagine da scrivere.
P.s. Che sei anche un bravo fotografo non lo scriviamo, già ti ho fatto parecchi complimenti e ci manca solo che sveli quanto sei bravo in cucina che qui si scatena la caccia all'uomo !